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Una delle prime e più grandi emozioni che ho avuto è stato il primo bacio. Su un treno, che mollemente mi riportava in città dopo tre settimane di sole mare e caldo sulle coste della Puglia. Non me lo aspettavo, ma Claudia mi diede un bacio rapido proprio mentre il treno complice si andava a nascondere in una galleria mettendoci in penombra.

Un'emozione. Forte, positiva, luminosa. Ricordo la sensazione che mi avvolgeva dopo che le nostre labbra si erano separate: la sensazione di essere invincibile e felice e forte e capace di svolgere qualsiasi impresa. Avessi potuto giocare una partita a calcetto, probabilmente avrei segnato tre gol (ok, magari uno è più probabile), e pensavo che molto probabilmente non esisteva nulla al mondo che non potessi fare e raggiungere.

E poi ricordo, anni dopo, la prima volta che sono stato lasciato. L'emozione grande profonda ed intensa di avere perso qualcosa , la sensazione di non potere andare molto oltre nella vita, sentirsi mancante e difettoso, e inadatto. Già, che brutto.

Le emozioni. Le emozioni sono così. Ti prendono e ti portano esattamente dove vogliono loro. Non c'è verso di opporsi.  Siamo umani, e le emozioni sono cosa nostra. Quando arrivano sono uno tsunami e non c'è molto da fare contro la loro spinta.

Ci ho anche provato, in passato. Ho studiato, ho letto, o ricercato su come si poteva fare a controllarle. Ma non ha mai funzionato veramente. Si trattava sostanzialmente di reprimere ciò che si prova, e reprimere è una cosa che non funziona. Non funziona mai.

Solo dopo molto tempo, e dopo molti studi, e dopo molti errori, e dopo qualche bastonata ho capito quella che per me (e non solo per me) era l'unica cosa che avesse senso e funzionasse.


Le emozioni non si possono impedire, ma si può capire cosa genera le emozioni e lavorare perché se ne generino di migliori, di positive, di appaganti. Si può lavorare perché ciò che proviamo ci arricchisca ed arricchisca gli altri.

Ma cos'è, allora, che genera la emozioni?


Come gestire le emozioni per guidare la tua vita dove vuoi tu: 7 passi per risultati veri
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Le nostre regole, generano le emozioni. Uso un termine che è diffuso nell'ambiente della formazione, ma il concetto non è poi così lontano a quello coniato da Freud. Super-io, coscienza, regole... sono sofisticazioni in fondo di una cosa molto semplice e che ognuno ha sperimentato.
Di fronte ad ogni evento, ad ogni pensiero, ad ogni azione che facciamo o che subiamo, per qualche istante, c'è qualcosa dentro di noi che sa esattamente di che si tratta e cosa occorre fare di conseguenza.

Ti ho parlato in altri articoli delle credenze, e di che ruolo abbiano nell'ottenere i risultati e gli obiettivi che abbiamo. Leggendo ora delle regole può forse sembrarti che si tratti delle stesse cose, in fondo. Non è esattamente così. Entrambe, regole e credenze, sono pre-pensieri, stanno nell'inconscio e determinano molto di ciò che siamo e ciò che facciamo. Agiscono però in modo diverso e su cose diverse.

Le credenze non ti dicono che devi fare, ma sottilmente filtrano ciò che esperisci, ciò che vivi e lo sfumano secondo i loro gusti, lo arricchiscono di senso e condizionano così le tue scelte. Le credenze sono melliflue, e manipolative.

Le regole ti indicano invece un imperativo preciso. Esse prendono un'esperienza, la analizzano e ti dicono, talvolta brutalmente, ciò che devi fare. Esse funzionano con il meccanismo "se...allora...".
Se accade questo fatto, allora vuol dire questa cosa. Punto. Non c'è da discuterne.

Se una persona ti lascia, allora vuol dire che non ti vuole bene.
Se una persona non ti guarda quanto gli parli, allora vuol dire che non ti rispetta.
Se una persona non passa ogni secondo con te, allora vuol dire che non ti ama

Capito dove voglio arrivare?
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Le regole non offrono alternative, ma ti offrono una strada, ed una soltanto, e non contemplano che tu possa scegliere differentemente. Anzi, te la impongono.

E lo fanno con la loro arma: le emozioni.
Una volta che una regola è fissata, scatterà l'emozione conseguente.

Se una persona ti lascia, allora vuol dire che non ti vuole bene. E non puoi non sentire una profonda tristezza per questo.

Se una persona non ti guarda quanto gli parli, allora vuol dire che non ti rispetta. Ed allora dovresti arrabbiarti

Se una persona non passa ogni secondo con te, allora vuol dire che non ti ama. Ed allora dovresti deprimerti

Come uscirne?
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Per quello che ti ho detto fino ad ora, risulta che le regole sono assai simili al super io, cioè sono costruzioni profondamente radicate dentro di noi, avvolgenti, profonde.
Ma se é così, come si può pretendere da soli di prenderle, manipolarle e utilizzarle al fine di indurci in stati emozionali positivi e potenzianti?

Se a volte seri professionisti della psicologia e psicanalisi impiegano anni per risultati che assai spesso sono pure parziali e contraddittori, perché leggere questo articolo potrebbe aiutarti?

La prima risposta e, anche, la più convincente è quella che quello che sto per dirti, funziona. Funziona davvero per tante persone.

Non sono un tifoso della pratica a tutti i costi: anzi, di indole preferisco indugiare sulle sottigliezze e sulle costruzioni ideali. Però, di fronte al fatto evidente che qualcosa funziona, non si può rifiutarlo perché non è totalmente spiegato a livello teoretico.

Poi, se proprio occorre dirlo. La condotta dell'uomo è stata regolata per secoli da altro rispetto alla psicologia e da Freud.  Il buon senso, i precetti morali, la filosofia e pure la teologia hanno prodotto risultati che forse nessuno psicologo ha mai raggiunto.

Ma proprio qui sta il punto. Agire sul proprio comportamento per migliorare, non ha a che fare con la malattia. Anzi: questo obiettivo viene posto e raggiunto assai più facilmente da persone mentalmente sane.

La psicologia riesce a curare ciò che viene considerato malattia (e pure sul concetto di malattia sarebbe da aprire una lunga parentesi), ma non credo abbia applicazione laddove essa ha che fare con persone che vogliono essere migliori.

Tieni in considerazione questo, leggendo quello che sto per dirti.

Gestire le emozioni per guidare la tua vita
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  1. Per gestire le proprie emozioni occorre andare alle proprie regole.
  2. Per arrivare a toccare le proprie regole bisogna andare a ritroso: partire dalle proprie emozioni e domandarsi perché si sono scatenate.
  3. Domandandosi perché si sono scatenate, occorre isolare le regole
  4. Una volta che si sono scatenate, bisogna relativizzarle.
  5. Per relativizzarle occorre domandarsi se sono sempre vere.
  6. Una volta fatto questo occorre chiedersi se vi possono essere altre regole ugualmente valide ed ugualmente accettabili. Ci sono, non prendetevi in giro.
  7. Pensa come ti sentiresti se adottassi una regola diversa. Scegli la regola che ti da accesso alle emozioni più belle.


Detta così, sembra artificiale, lo so. Per questo, prima di salutarti (magari iscriviti alla newsletter se ti va), ti faccio un esempio, concreto.

Parli con una persona. Lei si muove, si guarda intorno, evita il tuo sguardo e tu cerchi ancora di più di stabilire un contatto visivo. Più ci provi più lei pare guardare altrove fino a che non se ne va in fretta. Ti arrabbi. Ti arrabbi veramente, credi di avere avuto a che fare con una persona irrispettosa. Una persona stronza, in altre parole. 
Poi però ripensi a questo post. Ed allora ti domandi cosa hai provato. Percepisci rabbia, e ti domandi perché.
Perché non mi ha rispettato, pensi.
E perché penso che non mi ha rispettato?
Perché non mi ha guardato negli occhi, ti dici.
Rifletti e capisci qual'è la regola: se una persona non mi guarda negli occhi, vuol dire che non mi rispetta. Ti domandi se questa regola è sempre vera o se esiste un'altra regola che possa farti accedere a emozioni potenzianti. Pensi e capisci che una persona può non guardarti per un sacco di motivi: perché è in imbarazzo, perché ti nasconde qualcosa, perché è timida. Ti domandi quale sia il motivo che può consegnarti emozioni belle. Perché è timida. 
Ecco la regola: se una persona non ti guarda negli occhi è perché e timida. Se una persona non ti guarda negli occhi è perché e timida ed allora bisogna provare empatia ed affetto, non rabbia.
E ti accorgi tutto ad un tratto che quella sensazione di rabbia e scomparsa, e ti senti sereno e felice, anche.

Letture consigliate
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Ti lascio con una lettura, che per me è stata utile davvero, e tanto. E' scritta da Roberto Re, e mi è piaciuta tanto perché riesce ad essere comprensibile e digeribile anche per il pubblico italiano. E' scritta bene, non è sensazionalistica o troppo americana ed è veramente un manuale utile per chi vuole intraprendere un percorso di crescita. Se sono qui a scrivere, è sicuramente anche per merito di questo libro.
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Il link è ad amazon di cui sono affiliato, ed in sostanza puoi direttamente comprare il libro e riceverlo a casa. Secondo me la carta per certe cose resta la scelta migliore (e parlo io che tra smartphone tablet pc e mac son messo bene ...)

Mi dici che ne pensi di quello che ho scritto? Lo hai applicato? Che risultati ti ha dato?
Scrivimi qui sotto, nello spazio commenti;)

2 commenti :

  1. Questo è un articolo veramente ben fatto....mi sembra che prenda spunto anche da Freud però:)

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